Longobardi e strumentalizzazioni
In queste ore su Instagram mi sono comparse diverse clip riguardanti le dichiarazioni rilasciate da Roberto Vannacci a In onda, talk show politico di La7 condotto da Marianna Aprile e Luca Telese.
Ora, tralasciando le ricette politiche del generale (che in uno stato democratico e liberale sarebbero non solo irrealizzabili ma anche irricevibili), vorrei soffermarmi su una cosa che mi dà molto fastidio: la strumentalizzazione della storia. In generale, non solo nel suo caso.
| Vannacci (a destra) a In onda. |
Durante la sua intervista, per sostenere la sua battaglia contro la massiccia presenza di stranieri (clandestini e no) in Italia, Vannacci ha fatto riferimento ai Longobardi come esempio di assimilazione alla popolazione locale (romana) dell'epoca grazie alla loro immediata conversione al Cristianesimo, sostenendo inoltre che il numero ideale di immigrati dovrebbe attestarsi al 4% perché tanti erano i Longobardi in rapporto alla gente del posto.
Procediamo con ordine: innanzitutto, già mi sembra una forzatura paragonare quanto accade nel 2026 con eventi del VI secolo, quindi risalenti più o meno a 1600 anni fa; infatti, l'arrivo dei Longobardi nella nostra penisola avvenne intorno al 568.
| Le migrazioni longobarde. |
Basterebbe poi un libro di storia o una ricerca su internet per leggere che i Longobardi possono anche essere considerati più un esempio di "integrazione" che di "assimilazione": essi mantennero alcuni tratti giuridici e culturali propri senza abbandonare del tutto la propria identità; quel processo inoltre non avvenne rapidamente e in modo completamente pacifico ma anche attraverso l'uso della forza; per onestà intellettuale, va pur precisato che la conquista di territori in Italia (settentrionale e non solo) avvenne senza eccessivo spargimento di sangue perché la popolazione romana era già stata pesantemente indebolita da conflitti precedenti, come la Guerra greco-gotica che vide contrapporsi Bizantini e Goti fra il 535 e il 553, con la vittoria dei primi.
Fra l'altro, prima del 1861 (anno della nascita del Regno d'Italia), proprio quello precedente all'avvento dei Longobardi fu l'ultimo periodo storico che vide l'Italia politicamente unita, seppur per pochi anni, sotto la guida di Giustiniano, imperatore romano d'oriente.
| Giustiniano. |
Sulla conversione al Cristianesimo, avvenuta a partire dal VII secolo sulla spinta della regina Teodolinda e non in tempi precedenti... Si può ragionevolmente affermare non fu del tutto spontanea e desiderata come (immagino) Dio vorrebbe, configurandosi piuttosto come atto di opportunismo politico, con la consapevolezza (sia chiaro) che all'epoca politica e religione erano due sfere strettamente legate: per i Longobardi diventare cristiani significava legittimarsi agli occhi della maggioranza sottomessa e acquisire prestigio di fronte a una delle più grandi istituzioni medievali, la Chiesa cristiana.
Si ricordi pure che, inizialmente, i Longobardi (pagani o ariani) distrussero edifici di culto e saccheggiarono i beni della Chiesa perseguitando o costringendo alla fuga diversi membri del clero cristiano.
| Teodolinda. |
A corredo di quanto espresso, ecco un breve passo tratto dalla Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, monaco cristiano e scrittore longobardo dell'VIII secolo, sull'anarchia scatenatasi dopo la morte di Alboino, sovrano longobardo scomparso nel 572.
Dopo la morte di Alboino i Longobardi rimasero per dieci anni senza re e stettero sotto il comando dei duchi. In questi giorni molti nobili Romani furono uccisi per cupidigia. Gli altri poi vennero resi tributari con l'obbligo di versare la terza parte dei loro raccolti ai Longobardi. Per opera di questi duchi l'Italia fu per la massima parte presa e soggiogata dai Longobardi, dopo che questi ebbero spogliate le chiese, ucciso i sacerdoti, rovinato le città e decimato le popolazioni.
E ora torniamo al presente: cosa possiamo imparare da questa vicenda? A mio parere, che la storia va conosciuta in modo da non lasciarsi abbindolare pericolosamente dal politico di turno che vuole piegarla alla sua visione della realtà per il proprio tornaconto personale. Politico di turno che in questo caso tende anche a manipolare il linguaggio, se per esempio "remigrazione" è semplice ritorno (coatto o meno) di persone alla loro terra d'origine e non una vera e propria deportazione.
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