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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

Essere "polýtropos"

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Nel precedente post ho accennato velocemente all'epiteto utilizzato da Omero (o chi per lui)   in apertura di Odissea per descrivere Ulisse: "polìtropo". Ebbene, questo aggettivo può essere il centro di una riflessione letteraria che ritengo interessante esplorare perché ci dice qualcosa non tanto sul passato ma sul presente e su ciò che siamo. Questo l'incipit del proemio: Ἄνδρα μοι ἔννεπε, Μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσεν. Allora, partiamo dalle basi: consultando il GI , dizionario compagno di mille traduzione dal greco all'italiano ai tempi del classico, il termine "πολύτροπος" (pol ý tropos) ha diversi significati ma abbastanza precisi: "che si volge da ogni parte", "che ha molto viaggiato", "versatile" o "multiforme" solo per citarne alcuni. E nel tempo rinomati traduttori dell'Odissea si sono attenuti alla resa più o meno letterale della parola. La voce ...

La lezione di Ulisse

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Alcune settimane fa, ospite del noto podcast BSMT , Alberto Angela ci ha ricordato che la vita è complicata , eppure si può solo andare avanti: "Never give up", come piace dire agli americani. Nel formulare il suo discorso, Angela ha citato The Martian , film fantascientifico di Ridley Scott con protagonista Matt Damon : quest'ultimo interpreta un astronauta che lotta per la sua sopravvivenza su Marte, dove è stato abbandonato perché creduto erroneamente morto dopo una tempesta di sabbia. Alberto Angela al BSMT. Curiosamente Matt Damon è anche l'interprete principale di Odissea , ultima fatica del regista britannico Christopher Nolan . Vedendo il trailer del film, ho pensato che le parole di Angela possono riferirsi anche a Ulisse , re di Itaca che prima combatte per i greci a Troia, poi impiega dieci anni per tornare in patria poiché inviso al dio Poseidone per l'accecamento del figlio Polifemo. Ulisse è indubbiamente una figura tanto affascinante quanto ambi...

Longobardi strumentalizzati

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In queste ore su Instagram mi sono comparse diverse clip riguardanti le dichiarazioni rilasciate da Roberto Vannacci a In onda , talk show politico di La7 condotto da Marianna Aprile e Luca Telese . Ora, tralasciando le ricette politiche del generale (che in uno stato democratico e liberale sarebbero non solo irrealizzabili ma anche irricevibili), vorrei soffermarmi su una cosa che mi dà molto fastidio: la strumentalizzazione della storia. In generale, non solo nel suo caso. Vannacci (a destra) a In onda. Durante la sua intervista, per sostenere la sua battaglia contro la massiccia presenza di stranieri (clandestini e no) in Italia, Vannacci ha fatto riferimento ai Longobardi   come esempio di assimilazione alla popolazione locale (romana) dell'epoca grazie alla loro immediata conversione al Cristianesimo, sostenendo inoltre che il numero ideale di immigrati dovrebbe attestarsi al 4% perché tanti erano i Longobardi in rapporto alla gente del posto.  Procediamo con ordine: in...

Nosferatu e Dracula

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Professore, faccio sogni sempre più oscuri… Il male nasce dentro di noi o viene dall'aldilà? Nel valido Nosferatu di Robert Eggers (visto qualche giorno fa), la protagonista Ellen Hutter (Lily-Rose Deep) pone questa atavica domanda al prof. Albin Eberhart Von Franz (Willem Dafoe). Domanda "atavica" perché il male e le sue origini sono grandi quesiti filosofici, affrontati nel corso dei secoli da numerosi pensatori come Epicuro , Sant'Agostino e Hannah Arendt solo per citare i più celebri. Nel film di Eggers, la risposta alla domanda è abbastanza semplice: Nosferatu, il male, è stato "invocato" da Ellen stessa, è conseguenza del suo malessere interiore, non ha alcuna origine ultra-terrena, è "solo" una proiezione del suo bisogno di compagnia e affetto, di pulsioni e desideri repressi.  Un fotogramma di Nosferatu. Questo è uno dei punti da cui Nosferatu si distanzia dall'originale Dracula di Bram Stoker , dove il vampiro è l'emblema del...

Ventiquattro lettori?

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Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull’animo del poveretto, quello che s’è raccontato. Così parla il narratore anonimo della storia raccontata nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni , riferendosi al suo pubblico, in merito al terribile incontro di Don Abbondio coi famigerati bravi: venticinque lettori, un piccolo gruppo, una dichiarazione ironica che trasuda finta modestia.  Che faccia da briccone. Ecco: se i lettori di uno dei massimi capolavori della letteratura italiana fossero sul numero dei venticinque, come potrebbe questo neonato blog averne di più? Da qui il suo nome. Perché aprirlo su Blogger , piattaforma ormai in decadenza… Beh, essendo nato negli anni ‘90, mi è parsa una scelta naturale. Sono d’altronde consapevole che questa mia esperienza non aggiungerà nient'altro a ciò che già esiste nel mare magnum di internet; in verità a me è sempre piaciuto scrivere: per studio o per lavoro, per dire la mia sui social, per riordinare vecchi...