Cos'hanno in comune Ugo Foscolo e delle pecore?
Alla ricerca di qualche film "insolito" da vedere (che poi tanto "insolito" in fondo non si è rivelato), qualche sera fa mi sono imbattuto in Sheep Detectives, noto in Italia col titolo di Pecore sotto copertura. La storia in breve: un pastore viene assassinato e il suo gregge di pecore indaga per scovare il colpevole. Ridevo mentre rileggevo la trama e ho riso più volte anche durante la visione.
Dunque... Hugh Jackman interpreta George Hardy un pastore che accudisce con cura amorevole le sue pecore, non facendo loro mancare nulla e leggendo per loro anche delle "storie della buonanotte", ossia romanzi gialli molto amati dalle simpatiche bestiole. Un triste mattino, Hardy viene ritrovato cadavere; la voce della sua morte si sparge per la piccola comunità di Denbrook, l'agente di polizia locale inizia a indagare aiutato da un giovane giornalista in cerca di uno scoop che possa fargli decollare la carriera... e da alcune pecore che volevano molto bene al loro pastore.

Un fotogramma di Pecore sotto copertura.
Basti questo per quanto riguarda l'intreccio; girato da Kyle Balda su sceneggiatura di Craig Mazin (che i più ricorderanno per Chernobyl e The Last of Us, adattamento televisivo dell'omonimo videogame), Pecore sotto copertura fonde perfettamente il genere di film per famiglie col "whodunit", il classico giallo in cui c'è un caso d'omicidio da risolvere.
Eppure, a ben vedere, il film è una riflessione su temi universali come la morte e la solidarietà fra esseri viventi: è un film rivolto ai bambini perché tratta la complessità della vita in maniera semplice, ma è in grado di parlare anche agli adulti.
Le pecore sono antropomorfe, ma nel racconto sono comunque descritte come esseri semplici e ingenui, capaci però di amare chi vuole loro bene; possiamo immedesimarci in loro che hanno perso il pastore che le guidava con grande premura e si ritrovano nella dolorosa condizione di elaborare il lutto e l'assenza, scoprendo che quest'ultima può essere mitigata e resa tollerabile dal ricordare di chi non c'è più. In fondo già il nostro Ugo Foscolo all'incirca due secoli fa aveva espresso un'idea simile nel suo struggente carme intitolato Dei Sepolcri attraverso la "corrispondenza d'amorosi sensi" che viene a instaurarsi tra vivi e morti grazie alla tomba e alla memoria.
Il nostro caro Ugo Foscolo.
E poi l'azione di Sebastian, Lily e delle altre pecore coinvolte nell'indagine ci ricorda il senso di giustizia che sempre dovrebbe essere vivo in ogni persona: agire e non voltarsi dall'altra parte o cercare di dimenticare quello che è successo, come anche il gregge prova a fare; le ingiustizie, così come il dolore, fanno parte della vita e andrebbero affrontate per ristabilire l'ordine e uscirne più forti.
Non si tema lo spoiler: alla fine, come prevedibile, l'enigma viene risolto e tutti vissero felici e contenti, consapevoli tuttavia che la vita è ben altra cosa rispetto alle storie della buonanotte.
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