La lezione di Ulisse

Alcune settimane fa, ospite del noto podcast BSMT, Alberto Angela ci ha ricordato che la vita è complicata, eppure si può solo andare avanti: "Never give up", come piace dire agli americani.

Nel formulare il suo discorso, Angela ha citato The Martian, film fantascientifico di Ridley Scott con protagonista Matt Damon: quest'ultimo interpreta un astronauta che lotta per la sua sopravvivenza su Marte, dove è stato abbandonato perché creduto erroneamente morto dopo una tempesta di sabbia.

Alberto Angela al BSMT.

Curiosamente Matt Damon è anche l'interprete principale di Odissea, ultima fatica del regista britannico Christopher Nolan. Vedendo il trailer del film, ho pensato che le parole di Angela possono riferirsi anche a Ulisse, re di Itaca che prima combatte per i greci a Troia, poi impiega dieci anni per tornare in patria poiché inviso al dio Poseidone per l'accecamento del figlio Polifemo.

Ulisse è indubbiamente una figura tanto affascinante quanto ambigua: non è in verità un modello morale da seguire ciecamente; a leggere l'Odissea omerica e non solo, si è macchiato di crimini di guerra e delitti anche al suo ritorno a casa, come ad esempio l'esecuzione delle ancelle conniventi coi Proci che insidiano la moglie Penelope.

Nel Medioevo, la sua figura è ripresa anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri che ne apprezza l'ingegno, ma al contempo lo pone nell'ottava bolgia dell'Inferno, fra i consiglieri fraudolenti: in fondo, Ulisse è pur sempre l'ideatore del cavallo di Troia che provocò la caduta della città.

Dante, Virgilio e Ulisse con Diomede.

Ecco, se proprio dobbiamo prendere Ulisse come punto di riferimento, facciamolo perché "polìtropo" (πολύτροπος): questo aggettivo utilizza l'autore dell'Odissea per descrivere la sua intelligenza multiforme, la sua astuzia e versatilità, tutte qualità finalizzate a esaudire l'ardente desiderio di tornare a Itaca e riabbracciare la sua famiglia.

Oggi più che mai, in un'epoca dove l'ignoranza fa proseliti e la stupidità si è messa a pensare con risultati catastrofici, sia da esempio anche per la sua sete di conoscenza. Proprio a tal riguardo, Dante scrisse una delle più belle terzine della Commedia, contenuta nel XXVI canto infernale, sul valore del sapere.

Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

In chiusura, siccome è stato citato il film di Nolan che sta giustamente catalizzando l'attenzione in questo periodo, vorrei spendere due parole su una precedente adattamento cinematografico del poema di Omero: Ulisse di Mario Camerini.

Risalente al 1953, fra i primi grandi kolossal realizzati a Cinecittà col supporto degli studios statunitensi (Paramount Pictures in questo caso), il film vanta un cast eccezionale: Kirk Douglas come Ulisse, Silvana Mangano come Penelope (ma anche nelle vesti di Circe, quasi a voler sottolineare come i due personaggi siano facce di una stessa medaglia, almeno secondo la sceneggiatura della pellicola) ed Anthony Quinn come Antinoo. 

Kirk Douglas e Silvana Mangano in Ulisse.

Nonostante sia stato girato ormai più di settant'anni fa, gli effetti speciali, ottenuti anche grazie al budget fuori scala per una produzione dell'epoca, reggono bene l'urto del tempo; pregevole anche la fotografia in Technicolor curata da Harold Rosson che valorizza i meravigliosi paesaggi italiani in cui il film è ambientato. Si tratta certo di una versione edulcorata e semplificata del poema omerico (scarsa presenza divina, Ulisse più simile al personaggio tratteggiato da Dante), ma a mio parere ben riuscita, quindi ne consiglierei la visione.

Anche il pubblico rispose bene all'uscita del film: Ulisse risultò il maggiore successo di quella stagione cinematografica, con quasi due miliardi di lire incassati.


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